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Piazza Vittorio Emanuele II
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Se vi è un luogo in Roma che sembra lontanissimo dalla magia è Piazza Vittorio. Architettonicamentebanale, ospita, nel giardino centrale, la "Porta Magica" che risalta nel cumulo di rovine che in origine costituiva una grandiosa fontana di età imperiale. Cio' che resta è ben poco : il frontale, gli stipiti incisi con lettere ebraiche e segni alchimici. Ai lati due statue grottesche e alcuni segni in latino. La leggenda vuole che questo luogo custodisca il sogno piu' grande degli alchimisti : la fabbricazione dell' oro, infatti le iscrizioni promettono, al forunato capace di interpretarle, il segreto della "pietra filosofale" per ottenere l' oro da materiali poveri. Nella seconda metà del 1600 tutta la zona di Piazza Vittorio era feudo del marchese Massimiliano di Palombara, che aveva costruito una villa monumentale sopra alle rovine della preesistente villa di Mecenate. Il marchese si interessava di archeologia e di alchimia, " la Grande Arte del segreto piu' completo ". Come amante dell' archeologia aveva dissotterrato esso stesso una riproduzione di età augustea del discobolo di Alcamene. Come alchimista i suoi tentativi , che avrebbero dovuto condurre alla realizzazione della Parta Magica e da questa alla pietra filosofare, vano inquadrati nello spirito dell' età barocca a Roma e degli stravaganti personaggi del periodo, come la Regina Cristina di Svezia, allora ospite a Roma di Giuseppe Francesco Borri, gesuita mancato, alchimista e santone, anticipatore di Cagliostro. Nel 1649 arrivo' a Roma Francesco Borri che aveva la fama di guaritore e alchemico che, in realtà, era stato cacciato dal collegio dei Gusuiti dove studiava per diventare prete proprio per le sue manie sull' occultismo. A Roma esercito' la sua attivitàdi traumaturgo plagiando e truffando la popolazione tanto che il Papa Alessandro VII ( il Papsa che relizzerà il colonato di DSan Pietro) lo acuso' di eresia e falso, costringendolo a fuggire ad Amburgo. Ad Amburgo incontro' l' ex regina di Svezia Cristina, in procinto di partire per Roma, in breve ne divene il favorito e la segui', in incognito, a Roma. Qui' venne a sapere della riccheza e della credulonoria del marchese di Palombara e decise di conoscerlo. Nel 1656, vestito da pellegrino, si presento' al cancello della villa del marchese chiedendo ospitalità. Per rendere piu' misteriosa ed interessante la sua figura portava in mano un mazzo di erbe bincastre; si presento' come "figlio di THOT" e spiego' al marchese che l'erba era indispensabile per le operazioni alchemiche. Tanto basto' al marchese per spalancargli le porte della villa accordandogli grande fiducia. Il Borri spiego' al marchese che per ottenere la "Pietra Filosofale" avrebbe dovuto costruire una porta di marmo recante dieci incisioni (vedi nota a fine pagna ). La prima sulla soglia doveva essere : SI SEDES NON IS che letta normalmente, cioè da sinistra a destra significa : " se siedi non vai" , mentre letta cabalisticamente, cioè da destra verso sinistra significa : " se non siedi vai", cioè se ti fermi alle apparenze non puoi iniziare il cammino della conoscenza. La seconda, sempre in latino, era : "L'opera occulta del vero saggio deve aprire la terra affinchè generi saggina per il popolo degli iniziati". La terza deve contenere il gran segreto, nelle parole : "Il figlio morto vive, torna dal fuoco come re e gode del congiungimento acculto". Sopra la scritta deve essere incisa una stella di Davide all'interno di un cerchio ( il grande cerchio che si vede in alto nella foto). Sull' architrave andava post l' ammonimento che l' ingresso è custodito da un drago e la frase : "RUAH ELOIM ( lo spirito di Dio )". Altre frasi sempre in latino e di significato oscuro dovevano essere scritte sugli stipiti. Il giorno successivo all' incontro Borri scomparve. Il marchese di Palombara fece incidere le misteriose frasi sulla porta sperando che qualche viandante riuscisse a decifrarle. Non lo trovo' mai, ma ai primi del novecento Pietro Bornie e piu' sicuramente Elemire Zolla hanno accertato che fano parte di un documento iniziatico. Il Borri nel 1660 fu condanato dalla S. Inquisizione, ma avendo fatto perdere ogni sua traccia fu bruciata solo la sua immagine in Campo dei Fiori. Vene infine catturato nel 1670 e condotto in catene a Castel S. Angeloi dove mori' venti anni dopo.
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Nota Attualmente sono visibili solo poche frasi in latino : TRIA SUNT MIRABILIA DEUS ET HOMO MATER E VIRGO TRINUS ET UNUS |