Cenni di storia
Centro della vita politica, religiosa ed economica e "piazza" per antonomasia della città di Roma fino alla fine dell'età repubblicana,
il Foro si formo' nella valle distesa tra Campidoglio e Palatino nello scorcio dell' VIII secolo a.C.
La tradizione , supportata dalle acquisizioni archeologiche, attribuisce al primo Re della dinastia Etrusca (Tarquinio Prisco 616 - 579 a.C.) la bonifica del luogo tramite opere di drenaggio e canalizzazione delle acque che vi stagnavano.
La stessa tradizione riferisce poi a Tarquinio il Superbo ( 534 - 509 a.C.) l'intervento conclusivo con la costruzione della Cloaca Maxima.
Prima di allora, nel corso del IX secolo e fino agli inizi dell' VIII la valle era utilizzata come luogo sepolcrale dai piccoli nuclei che si trovavano sulle alture sovrastanti ( Palatino e Quirinale ).
Alla fine del VII secolo, ad opera dei Tarquini, gli abitanti si unirono per sinecismo e la valle si venne a trovare proprio al centro del nuovo organismo urbano.
Da quel momento mentre la parte ai piedi del Campidoglio fu destinata a sede delle istituzioni politiche e giudiziarie ( comitium )
la parte a Sud-Est venne adibita a funzioni commerciali ( Forum) e i suoi margini orientali a sede delle istituzioni facenti capo al Re ( Regia).
Tale assetto venne mantenuto anche durante il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica ( 509, cacciata dei Re).
Allo stesso periodo risalgono i due piu' antichi templi del Foro ( di Saturno e dei Dioscuri), mentre il complesso della Regia fu scomposto per le sue nuove funzioni. ( vedi il paragrafo relativo alla Regia)
Alla fine del III secolo a.C. fu realizzato un grande mercato coperto ( Macellum ) che libero' il Foro dalle botteghe di generi alimentari.
Nel secolo seguente vennero realizzate le basiliche Aemilia e Sempronia regolarizzando i lati settentrionali e meridionali della piazza.
Nel secolo successivo la costruzione del Tabularium sul Campidoglio chiudeva il lato corto meridionale del Foro.
Cesare, nel 54 a.C. dando l'avvio alla costruzione del suo nuovo foro ( Forum Iulium ) concepito come ampliamento del vecchio didtrusse praicamente il comizio e sposto' gli edifici della Curia e dei Rostri.
Augusto erigendo il complesso degli edifici a glorificazione della "Gens Iulia" ( Tempio del Divo Giulio, archi onorari per se' stesso e portico in omore dei nipoti Gaio e Lucio) defini' e chiuse anche il secondo lato corto della piazza, quello orientale.
Il Foro, perduta la saua funzione politica, si trasformo' in monumentale luogo di rappresentanza, mantenendo intatta la sua struttura.
I soli di rilievo saranno proprio al centro della piazza, la monumentale statua di Domiziano ( distrutta lla sua morte nel 96 d.C. ) e la realizzazione dell'arco in onore di Settimio Severo ( inizi del III secolo).
Un ultimo assetto fu dato alla piazza, dopo l'incendio del 283, da Diocleziano con l'erezione su tre lati di tre file di colone onorarie ( sette davanti alla Basilica Giulia e cinque ai Rostri).
La storia del Foro si conclude nel 608 con la costruzione della colonna onoraria per l' imperatore Foca, meritevole di aver regalato il Phanteon al Papa Bonifacio VIII
In origine i Fori Imperiali erano piu' vasti di quanto rimane oggi.
Una parte, esterna all'area trattata ed ancora parzialmente visibile, è indicata nella pinatina sovrastante con la lettera A, alcune zone sono ancora da portare alla luce ( le zone non colorate vicino all'ingresso) ed altre sono perse a causa della costruzione di Via dei Fori Imperiali
1 - La Basilica Emilia
Superata la rampa di ingresso sulla destra si trova cio' che resta della Basilica Emilia ( vedi la pianta in alto), il piu antico prototipo esistente di questo tipo di architettura
Costruita nel 179 a.C. da Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore, in particolare fu Marco Fulvio a edificarne la maggior parte, sicchè dapprima la Basilica era chiamata Fulvia. Piu' volte restaurata a cura della Gens Emilia per questo, in seguito, prese il nome di Basilica Aemilia.
L' aspetto attuale deriva dalla ricostruzione augustea del 14 a.C. e dai successivi restauri del 22 d.C. fatti da Tiberio.
La facciata, rivolta versa la piazza ( Piazza del Foro) era costituita da un porico a due piani di 16 arcate su pilastri con semicolonne.
Dietro il portico correvana fila di botteghe. Tra queste si aprivano tre ingressi ad arco che conducevano all'interno della grande aula ( 90 mt x 25 mt) divisa in tre navate da tre file di colonne in marmo asiatico, le navate erano ornate con fregi marmorei dei quali oggi rimane solo un calco in gesso di frammenti del fregio della navata centrale.
Questo bassorilievo, attribuito all'ultimo secolo della Repubblica ( I secolo a.C.), rappresentava leggende legate alle origini di Roma, infatti si riconoscono Tarpea sepolta sotto gli scudi dei Sabini ed il ratto delle Sabine.
Sul pavimento, guardando con attenzione, si riconoscono tracce delle monete fuse durante l' incendio sviluppato nel corso del saccheggio di Roma ad opera di Alarico ( nel 410 ).
La via Sacra
La pavimentazione originale è relativa alla Via Sacra, la piu' antica strada del Foro, tradizionalmente percorsi dai cortei trionfali
Gli antichi ne spiegavano la sacralità con il leggendario patto di pace in essa stipulato tra Romolo e Tito Tasso.
La Via Sacra, nell'età imperiale, percorreva il Foro fino alle pendici della Velia, circa dove poi fu edificata la Basilica di Massenzio; con un secondo tratto in salita ( per questo chiamata "summa Via Sacra") raggiungeva il sacello di Strenia alle Carinae ( poccola altura oggi scomparsa)
Dopo l'incendio del 64 d.C. fu prolungata fino all' atrio della Domus Aurea, dove poi Adriano edifico' il tempio di Venere e Roma.
Il Comizio
Procedendo sempre sul lato destro si giunge alla spazio del Comizio attribuito a Tullio Ostilio o a Tito Tazio che,dopo la pacificazione tra Romani e Sabini si incontrarona in quello spazio ,a metà strada tra Palatino e Campidoglio, che si chiamo' Comitium da "cum ire" cioè andare insieme.
Il Comizio in origine era uno spazio quadrangolore orientato secondo i punti cardinali e poteva essere utilizzato come una sorta di orologio solare; quando il Sole transitava tra la Curia, la tribuna dei Rostri e quella degli ambasciatori ( "Graecostasis").
Nel comizio era piantato un albero di Fico , denominato "ruminalis" che sarebbe quello sotto il quale la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo ( il nome "ruminalis" , che significa mamma, deriva proprio da questa leggenda).
Oltre a questo albero vi si trovavano un Ulivo ed una Vite, racchiusi nell'età augustea da una cancella ta bronzea.
L' area del Comizio fu pavimentata per la prima volta nel 338 a.C. con lastre di tufo e nel III secolo assunse la forma circolare con gradinate concentriche.
Dopo un notevole intervento da parte di Silla che ricostrui' la Curia, fu drasticamente ridimensionato da Cesare che realizzando il "Forum Iulium", sposto' la Curia e Rostri e soppresse la Graecostatis
2 - Lapis Niger e arco di Settimio Severo
Oggi non ne rimane che un lembo marginale su cui apre il "Lapis Niger", antichissimo luogo di culto dedicato al dio Vulcano ( Volcanal )
e realizzato, secondo la tradizione, da Severio Tullio.
Originariamente aperto , in età Sillana ( intorno al 60a.C.) fu chiuso e sigillato sottoterra mediante un lastricato di marmo nero ( da cui deiva il nome) e delimitato da una balaustra in marmo bianco.
Nella parte sottostante si trovano tre manufatti di età diverse.
Il piu' antico è un cippo trapezoidale di tufo che reca la piu' antica iscrizione monumentale latina fin'ora rinvenuta.
E' in latino arcaico, "bustrofedica" cioè con righe alterne dall'alto in basso e viceversa ed è databile intorno alla metà del VI secolo.
L'iscrizione, ancora non del tutto tradotta , tratta di un luogo sacro e di un possessore di carri.
Accanto vi si trovano un altare in tufo del tipo a U ( o a 3 ante ) e la parte inferiore di una colona, di forma tronco conica, che doveva sostenere una statua.
La tradizione definisce il "Lapis Niger" come la tomba di Romolo, il Volcanal dovrebbe. piu' realistuicamente, essere un "Heroom" il luogo di venerazione del fondatore, a similitudine di molte città greche.
Superato il Lapis Niger si trova l'arco di Settimio Severo, fatto erigere dall'imperatore nel 203 in ricordo delle sue vittorie contro i Parti ( oggi l'Iran ) .
L' arco ha tre arcate, è alto 21 metri ed è decorato con scene di guerra.
Elevato nel 203 d.C. nel decimo aniversario dell' ascesa al trono dell'Imperatore e dedicato inoltre ai figli Geta e Caracalla.
La complessa decorazione si riferisce alle due vittorie dell'Imperatore su Parti e comprende statue di soldati romani e rpigionieri Parti, figure di divunità vittorie con 6rofei, personificazioni delle quattro stagioni, divinità fluviali e quattro grndia panelli con scene belliche.
Nell' iscrizione il alto si nota una zona ( il quarto rigo ) evidentemente cancellata. Inizialmente riportava il nome di Geta, figlio di Settimio Severo, fu cancellato dal fratello Caracalla che lo aveva assassinato e sostituita con l'iscrizione " optimis furtissimisque princibus" ( ottimo giustissimo principe).
2 - Curia
Di fronte al Lapis Niger sin trova la "Curia", cioè la sede del senato.
Fondata, secondo la tradizine, da Tullio Ostilio, fu riedificata nell' 80 a.C. da Silla e spostata da Cesare nel luogo in cui si trova oggi nel 52 a.C.,
l' opera pero' fu inaugurata da Augusto il 28 Agosto del 29 a.C., ben 23 anni dopo la sua costruzione.
Nel VII secolo fu trasformata in chiesa di S. Adriano .
Oggi si presenta con i restauri voluti da Diocleziano dopo l'incendio del 283.
L' edificio, coperto da tetto displuviato, ha pianta rettangolare. Sulle facciate si aprono tre grandi finestre ed una porta monumentale che aveva due battenti di bronzo, spostati nel 1660 alla porta centrale della Basilica di San Giovanni in Laterano, dove tutt'ora si trova.
L'interno, al quale si accede tramite una gradinata moderna, è costisuito da una grande aula con soffitto ligneo ( ricostruito ) e pavimenti ad intarsio di marmi policromi, ricomposto dall' originale.
Sui due lati piu' lunghi si aprono tre nicchie destinate a contenere statue e due ripiani di tre larghi e bassi gradini che costituivano i trecento seggi dei senatori .
Le zone dei seggi erano due perchè i senatori votavano per "seccessione", cioè disponendosi da una parte o dall'altra a secondo che fossero favorevoli o contrari.
Sul lato di fondo vi era il podio destinato alla presidenza. Alla base una statua della Vittoria portata a Roma dopo la conquista di Taranto come bottino di guerra nel III secolo a.C.; la statua fu rimossa a seguito delle polemiche di S Ambrogio.
Nella Curia si trovano due rilievi adrianei detti "plutei", con decori relativi al principato di Adriano e posti originariamente all'esterno.
Il centro di Roma
Nell' area retrostante l' arco di Settimio Severo, a ridosso del Campidoglio, si nota una piccola costruzione in mattoni ( con diametro di circa 4,5 mt) sovrapposta ad una cavità chiusa da una porticina. Si tratta dell' "Umbilicus Urbi", l'ompholos, cioè il centro di Roma che coincideva col Mundus, una zona circolare scavata da Romolo dove i suoi compagni, quindi i futuri romani, avrebbero gettato terra e primizie dei loro paesi di provenienza, come gesto simbolico di Roma nata dall' unione di tutte le antiche genti.
In realtà è il luogo sacro agli dei inferi Dite e Proserpina, e considerato come una porta di comunicazione col mondo degli inferi, porta che veniva aperta tre volte ogni anno nei giorni 24 agosto, 5 ottobre, 8 novembre.
Sul lato corto sottostante il Campidoglio si riconoscono le colonne supestiti del santuario di Saturno, sorto da un altare dedicato, secondo la tradizione, dai Pelagi a re Saturno fondatore del villaggio sul Campidoglio.
Edificato nel 42 a.C. da Lucio Munanzio Plauco col bottino della guerra di Siria
A tale periodo appartiene il podio al cui interno era sistemato l'"Erario", cioè il tesoro di stato; del podio ancora si puo' distinguere la soglia di una porta rivolta verso il Foro.
Nell'anno 283 si verifico' un incendio cui segui' un restauro. A tale restauro appartengono le otto colonne di granito del pronao ( sei disposte sulla parte frontale e due ai lati), l'architrave ed il frontone.
Poco oltre, riprendendo la via Sacra,si trovano i resti della Basilica Iulia.
3 - Basilica Iulia
La Baslica Iulia era l'edificio piu' grande del Foro. Iniziata da Cesare e completata da Augusto fu completamente distrutta dall'incendio del 14 a.C., ricostruita e dedicata ai principi Gaio e Lucio ( nipoti di Augusto).
L' aspetto attuale deriva dal restauro di Diocleziano, fatto a seguito di un incendio avvenuto nel 283 d.C.
La Basilica era costituita da una grande aula centrale, di ben 82 mt x 18,circondata da tutti i lati da una doppia fila di portici.
Di questa grande costruzione ora restano poche testimonianze, come due basi di statue con iscrizioni che attribuiscono le opere a Policleto e Timarco e alcuni graffiti sul pavimento interno che raffigurano tavoli da gioco simili a quelli utilizzati nel moderno gioco del "filetto".
Oltrepassando una pavimentazione di travertino, sulla destra si nota un'ampia area interdetta al pubblico comprende il tempio dei Dioscuri,
l'ufficio delle acque, la fonte di Giuturna e la diaconia di Santa Maria Antiqua.
4 - Tempio dei Dioscori
Tre colonne con tratto di architrave sono quano rimane del tempio dei Dioscuri situato tra la Basilica Iulia e la fonte di giuturna, una delle prime acque sorgive utilizzata dai romani.
Il tempio, sistematicamente spogliato dei suoi marmi, era uno dei piu' vetusti ed importanti di Roma. Periptero da otto colonne
corinzie scanalate.
Al suo interno, a volte utilizzato per le riunioni del senato, aveva sede l'ufficio per la verifica dei pesi e delle misure. Negli ambienti situati ai lati si aprivano vari negozi tra cui quelli dei cambiavalute.
Fonte di Giuturna
Luogo in cui i Romani videro i Dioscuri fermarsi ad abbeverare i cavalli, mentre recavano la notizia della vittoria al lago Regillo contro i Latini.
La fonte è in realtà una delle piu' antiche acque sorgive utilizzata dai Romani.
Superata la fonte, in una rientranza sulla sinistra, si erge un edificio trasformato nell' Alto Medioevo in oratorio o reliquiario; successivamente abbandonato fu riaperto nel 1901 con il nome di Oratorio dei Quaranta Martiri, nome derivato dal soggetto degli affreschi absidali del VIII o IX secolo, nel VI secolo trasformato nella chiesa di S.Maria Antiqua.
4 - Chiesa di Santa Maria Antiqua
Il fabbricato addossato al Palatio, forse in origine una caserma della guardia imperiale,nel VI secolo venne trasformato nella chiesa di Santa Maria Antigua.
Nel IX secolo la chiesa fu danneggiata da un terremoto e le sue funzioni vennero trasferite in una chiesa da poco edificata nelle vicinanze, che venne chiamata Santa Maria Nuova e successivamente Santa Francesca Romana ( punto 9 nella pianta).
Le rovine della chiesa di Santa Maria Antigua vennero alla luce durante gli scavi del Foro nel 1902, rivelando notevoli affreschi,a volte sovrapposti, che vanno dal VI al IX secolo.
Il nartece dà accesso ai resti di un recinto marmoreo che costituisce la "Schola Cantorum".
Nella navata sinistra si legge un'inserzione dell VIII secolo in cui Papa Giovanni VII si proclama servo di Dio. Poco oltre tre fasce di affreschi, le superiori con scene bibliche, le inferiori con Cristo ed i Santi della Chiesa latina e greca.
Nella navata destra un ritratto di papa Adriano I , fatto quando Adriano I era in vita ( questo particolare si evince dal nimbo quadrato) della fine dell' VIII secolo.
In una cappella a sinistra dell'abside papa Zaccaria vivente ed il suo contemporaneo , alto prelato, Teodoto.
4 - Tempio di Vesta e casa delle vestali
Superata la zona recintata si elevano i resti del Tempio di Vesta e del fabbricato ove risiedevano le sacerdotesse del culto, le Vestali.
Il tempio di Vesta era noto per ospitare il "fuoco perenne", simbolo della comunità e dello stato.
Il tempio, probabilmente in origine una capanna, ebbe numerosi ricostruzioni e oggi si presenta con l'aspetto che ebbe dopo il resturo voluto da
Giulia Domna ( coniuge di Settimio Severo), resosi necessario a seguito dell' incendio del 191 d.C..
Il tempio ha pianta cuircolare con diametro di 15 metri, con il podio in muratura rivestito di marmo e la cella, aperta ritualmente verso est, circondata da una peristasi (furma cicolare con colonne intorno) di venti colonne corinzie collocate su basi inglobate nel podio; il tetto era di forma conica, apero alla sommità per consentire l'uscita del fumo.
Dalle celle si accedeva al Penus Vestae, una cavità aperta nel podio, dove erano conservati i "pignora civitatis", cioè gli oggetti sacri ai destini di Roma, trai quali era il famoso Palladio, simulacro di Minerva portato da Troia da Enea.
Annessa al tempio e preceduta da un'edicola rettangolare con una base che sosteneva le statue di Vesta , si trova la Casa delle Vestali, il cui aspetto attuale è dovuto al resturo di Giulia Dmna effuttuata dopo il 191 d.C..
La Casa delle Vestali si estendeva attorno ad un grande chiostro rettangolare circondato dalle statue delle Vestali Massime del II e I secolo a.C.,
ritrovate in un mucchio durante lo scavo e ricollocate a caso sui piedistalli.
Da notare una iscrizione su una base del lato destro che accenna ad una vestale di nome sconosciuto in quanto abraso per la damnatio memoriae che ha generato la leggenda di una vestale di nome Claudia che fattasi cristiana avrebbe subito la punizione massima della sepoltura in vita nel " Campo Scellerato ", vicino a Porta Collina.
In questa zona, effettivamente, esisteva una dimora sotterranea pronta ad accogliere le vestali condannate alla pena della sepoltura da vive, pena che fu iniziata , secondo Dionisio d'Alicanasso e Livio, con una certa Oppia (od Opimia) nel 483 a.C..
La pena fu praticata per oltre cinquecento anni, fino al 213 d.C., quando fu applicata per l'ultima volta per la vestale Cornelia
Il fabbricato della Casa della Vestali è completato, sui tre lati, da costruzioni con le probabili destinazioni di Refettorio, sul lato piu' corto e sul lato opposto una sala destinata ai riti circondata da sei stanze ( una per ogni vestale )
Il caseggiato aveva probabilmente tre piani, era dotato di bagni, stanze per la servitu' ed un forno.
5 - La Regia
Uscendo dall'edificio, dalla parte opposta allo slargo si nota un complesso di ruderi ad una quota nettamente inferiore .
Si tratta della Regia , del Santuario di Marte e del Tempio di una divinità egizia edificato dai Salii.
La regia era gli ancestrali uffici del pontefice massimo, che in età imperiale era lo stesso imperatore. L'edificio svolse questa funzione fino al 12 a.C. quando fu trasferita sul Palatino da Augusto.
La Regia fu l' abitazione del "Rex Sacrorum" ( cioè "Re delle cose sacre" ) che con la Repubblica eredito' le funzioni sacerdotali fino ad allora privilegio del re.
In origine era collegata all' Atrium Vestae, ne rimangono ancora resti da scavare, riferibili ad epoche diverse. In particolare all' età di Cesare sono ad riferirsi due ambienti, uno absidato e con pavimento a mosaico, l'altro con pavimento di marmo e pitture di terzo stile.
Cesare vi abito'fino dal 62 a.C. ( anno in cui assunse il pontificato ) fino alla sua morte ( 44 a.C.).
Il Santuario di Marte era utilizzato anche come archivio e conteneva le famose "Martis astae", lance appese ad un cavo che si diceva prendessero ad oscillare nell'imminenza di una guerra.
Il tempio agli dei greci era custodito dai Salii ( il nome deriva da "salire" cioè saltare), che erano sacerdoti guerrieri, maghi e danzatori , istituiti da Numa Pompilio a seguito di una pestilenza, vedi gli approfondimenti a lato.
6 - Tempio del Divo Giulio
Tornando all' anglo della Basilica Giulia e procedendo verso sinistra si incontra il tempio del Divo Giulio.
Dedicato a Cesare divinizzato dopo la morte, fu costruito da Augusto nel luogo dove il corpo di Cesare fu cremato ( Cesare fu ucciso presso la Curia di Pompeo, nei pressi di Largo Argentia, ed il corpo trasportato nel Foro per la cramazione ).
Del tempio restano avanzi del podio in opera cementizia , un'esedra ( chiusa in un momento non definito ) ed il nucleo interno di un altare rotondo verosimilmente eretto sul sito del rogo funebre.
Il podio era preceduto da un pronao a sei colonne. All'interno delle due celle vi era la statua di Cesare con la stella sulla testa ( sidus stella Iulium = la stella di Cesare).
Il tempio era circondato da un portico identificabile con la " Porticus Iulia", sul lato anteriore doveva sorgere una tribuna per gli oratori con la parete ornata dai rostri delle navi di Antonio e Cleopatra catturate nella battaglia di Anzio ( 31 a.C.).
7 - Tempio di Antonino e Faustina
Tornando sulla via Sacra, sulla sinistra dell'ingresso agli scavi,si incontra il grande basamento del tempio di Antonino e Faustina o meglio il
basamento pagano della chiesa di San Lorenzo in Miranda che vi fu costruita sopra tra il VII e l' VIII secolo.
Il tempio fu fatto costruire nel 141 d.C. da Antonino Pio in memoria della moglia Faustina, successivamente, alla morte di Antonino Pio fu dedicato all'imperatore stesso dal Senato.
Del tempio rimane l'alto podio in blocchi di peperino, preceduto da una gradinata ( ora ricostruita ) al centro della quale sono i resti, in laterizio, di un altare.
Il pronao è formato da dieci colonne monolitiche di marmo caristio ( o cipollino ) provanienti dall'isola di Eubea, con basi e capitelli corinzi di marmo bianco.
7 - Necropoli
Ai piedi del tempio di Antonino e Faustina sorge il "Sepolcro arcaico".
La zona scavata, scoperta nel 1902, è solo una parte della piu' vasta necropoli che dal IX secolo fino agli inizi del' VIII a.C. si estendeva nella valle, altre tombe sono state ritrovate sotto il tempio del Divo Giulio ( punto 6 della pianta).
Le tombe finora scavate sono 41; le piu' antiche a cremazione, le piu' recenti ad inumazione.
Tra queste alcune sono del VI secolo, quando era gia' sorto l'abitato e quindi in vigore il divieto di sepoltura nella zona, tutte pertinenti a bambini sotto i sei anni, la cui sepoltura era consentita all'interno dell'abitato.
7 - S.Cosma e Damiano
Continuando, in leggera salita, lungo la via Sacra a sinistra si trovano le rovine di un edificio repubblicano ad un livello piu' basso di quello stradale.
Superate queste rovine, sullo stesso lato, sorge un altro tempio sopravvissuto per essere stato convertito nella chiesa di S. Cosma e Damiano.
Precedentemente confuso con un tempio effigiato in una moneta, si riteneva , erroneamente, che potesse essere stato dedicato dall'imperatore Massenzio a suo figlio Romolo, morto bambino e divinizzato, il cui sepolcro in realtà si trova presso il Circo Massimo.
Il tempio fu effettivamente costruito da Massenzio, ma dedicato ai Penati, due divinità protettrici della famiglia.
Il fabbricato era delimitato da due aule, ora in rovina, ciascuna contenente una statua delle divinità gemelle.
Pochi passi piu' avanti si trova un portico medioevale a cinque arcate la cui posizione rialzata indica il livello raggiunto nel medioevo dalla strada.
Continuando sulla destra si incontrano i resti confusi di un complesso di negozi (Horrea) chiamati "piperatoria" ( dal vocabolo piper=pepe ) e "margaritatoria" ( da "margarita"= perla ).
Gli "horrea piperatoria" furono il risultato della trasformazione, compiuta da Domiziano, del grande portico neroniano che sulla collina Velia fungeva da vestibolo della Domus Aurea.
Distrutti da incendi nel 192 e nel 283, furono smantellati per fare posto alla Basilica di Massenzio.
8 - Basilica di Massenzio
Proseguendo sulla via Sacra si incontrano i poderosi ruderi di uno degli edifici piu' grandiosi di Roma, la Basilica di Massenzio o di Costantino che la completo.
La Basilica di Massenzio si sviluppava su un'area di 6500 mq ( simile all'ampiezza dell'intera piazza San Pietro), di forma rettangolare, 65 X 100 mt. Di questa enorme costruzione resta la sola navata minore settentrionale con la grande abside e le maestose arcate delle volte a botte di dimensioni di 20 x 24 mt, a cui si ispirarono molti edifici del rinascimento.
Tutto il resto è crollato, forse per un terremoto, al tempo di Leone IV ( metà del IX secolo) e i materiali recuperati, tra cui lastre di bronzo dorate che coprivano il tetto, utilizzati da Onorio I nel 626 per la costruzione dellaBasilica di San Pietro.
La Basilica di Massenzio fu costruita sul modello delle grandi basiliche termali ( vedi Ostia antica) tra il 306 ed il 312.
L'ingresso si apriva sul lato occidentale, verso il Colosseo, con cinque grandi passaggi che immettevano in una specie di atrio ( nartece ) dal quale si passava in un'enorme navata centrale.
Questa era divisa da grandi pilastri in tre settori coperti da volte a crociera ed e terminava con una profonda abside in cui era collocato un
colossale arcolito di Costantino, rilavorata su una statua di Massenzio.
Le parti marmoree ( testa alta 2,6 mt e piede lungo 2 mt ), ritrovate nel 1487, sono ora nel cortile di Palazzo dei Conservatori (Musei Capitolini).
Ai pilastri erano addossate otto colonne scanalate di marmo proconessio, delle quali l'ultima supestite fu spostata a S.Maria Maggiore da PaoloV nel 1613.
Alla navata centrale si affiancavano due navate minori anch'esse distribuite in tre settori, ognuno coperto da volte a botte ornate da cassettoni ottagonali. Al centro della navata centrale si apriva una grande abside con nicchie e mensoloni.
In corrispondenza di quest'abside fu aperto da Costantino, sulla via Sacra in direzione del Foro, un nuovo ingresso che ne sposto' l'asse principale mantenedone inalterata la tripartizione interna.
Riguardo alle funzioni della basilica, forse erano in relazione a quelle del "prefectus urbi" che a partire dallinizio del IV secolo oltre alle normali attività amministrative esercitava anche l'attività giudiziaria della città.
8 - Arco di Tito
Dalla Basilica di Massenzio tornando sulla via Sacra e percorrendola fino al suo termine si incontra l' Arco di Tito.
L' Arco di Tito è ben conservato, rispetto agli altri monumenti, in quanto fu incluso nelle costruzioni fortificate medioevali dei Frangipane e restaurato nel 1821 dal Valadier.
L'arco fu costruito da Domiziano e dedicato al fratello predecessore Tito nell' 81 d.C.
Alto quasi 16 mt si eleva sulla sommità della via Sacra, nell'insenatura tra la Velia e Palatino, è interamente rivestito di marmo greco pentelico, ha un solo fornice sormontato da un alto attico; su di questo, nel lato verso il Colosseo, è conservata l'iscrizione dedicatoria e nel lato opposto il restauro ottocentesco voluto da Pio VII.
L'interno dell'arco reca due famosissimi rilievi che rappresentano il trionfo di Vespasiano e Tito sui Giudei nel 71 d.C.
Al centro della volta un rilievo con l'apoteosi di Tito trasoprtato da un'aquila in cielo.
Probabilmente l'arco servi' anche come sepoltura temporanea di Tito, prima del trasferimento nel mausoleo sul Quirinale, avvenuto nel 94 d.C.
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